Se sei uno dei 455 raccontaci la tua storia

Anche in forma anonima

Michele

Sono passati più di 5 mesi da quel giorno,
nonostante tutto per me non resta un giorno banale, anche se più di una volta mi sono sentito in colpa per essere risultato idoneo a quel concorso.
Facciamo un passo indietro: sono le 19.00  del..... _...08..19

Sono in fila con altre 200 persone in quel corridoio, che sembrava non avere una  fine; aspettiamo tutti di entrare in quella stanza così ben illuminata.Ormai manca poco, è il momento della verità...
Tocca a me,   sono 2 anni che aspettavo questo momento e finalmente è arrivato.
Se ci penso bene lo scorrere della fila era un po' come lo scorrere della vita: vedevo persone che uscivano da quella stanza felici, altre decisamente meno.
   Entro, testa alta, sguardo deciso,  mani sudate, la tensione aveva avuto il suo seguito.
Il dirigente mi guarda per un secondo, a me sembra essere passato un anno e l'istante che mi sorride, capisco che era fatta. Ci ero riuscito!
Il cuore andava a mille, un sorriso stampato sul mio volto e allora quel corridoio sembrava più illuminato e la vita dannatamente bella.
All'uscita abbracciavo i miei fratelli di viaggio e velocemente avvisavo chiunque mi abbia dato il suo supporto in questo concorso.
Ma la  vita è maledettemente crudele,  i ricordi si allontanano e io mi ritrovo a 5 mesi di distanza ad aspettare... non si è capito cosa, non si è capito il perché, ma  certe volte avrei voluto non essere stato idoneo pur di non vedere questo schifo che ci stanno facendo.
la domanda che mi ripeto spesso è : ma la  colpa è essere nato qualche anno prima
o   essere nato in un stato che  per primo non rispetta le regole !?!?!?

Mondo

Cresciuto all'ombra delle Vele di Scampia, un calcio ad un pallone e le orecchie sempre "appizzate" come diceva nonno Gino.
In un luogo dove l'istituzione più presente è la camorra e avere "Ciro e Gennaro" come compagni di banco è stata la routine.
Un posto bello, bellissimo, fatto di colori, voci e panni stesi ai balconi, ma..."Raimondo a mamma, alle 17 rientra che il sole va via e non si sa mai..."
"Questo", il fardello delle mamme di casa mia. Ma com'è che disse una volta Borsellino? "Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ne ha, muore una volta sola."
Ed io non sono morto, ma di morti ammazzati ne ho visti; e cresceva in me la voglia di fare, d'essere utile, di migliorare questo posto, di riscattare quello che agli occhi non solo dell’Italia ma del mondo era droga e faide. E allora la laurea in legge e nel 2017, finalmente (dopo 20 anni d'attesa) il concorso in Polizia...Ce l'ho fatta! Sono idoneo. Poi una legge dagli effetti retroattivi, ha fatto sì che io ed altri 454 colleghi (di sventura per ora) venissimo scavalcati da chi ha punteggi nettamente inferiori ai nostri, con l'unico merito, d'avere solo un’età inferiore la nostra, facendoci sentire vecchi a 26, 27 e 30 anni e facendoci così "conquistare" oltre l'idoneità, il titolo di riservisti. Siamo in causa! Siamo in causa proprio con quello Stato che avrei voluto servire! 130 giorni, oggi, che siamo a casa, quando dovrei essere con i miei colleghi altrove, 130 giorni di speranze e promesse disattese... Mille le volte che prendendo per buone le parole di politici e funzionari di Stato, abbiamo preparato le valigie, gli occhi lucidi dei tuoi genitori, che ti vedono oramai pronto a realizzare il tuo sogno e poi, puntualmente, sprofondare nell’angoscia più totale per tutte quelle volte che quelle valigie sono state disfatte.
Neanche le ordinanze dei giudici dei tribunali amministrativi non più appellabili hanno sortito effetto. Io cresciuto con il credo che le sentenze si rispettano SEMPRE, resto sconcertato quando è proprio lo Stato a non rispettarle.
Mi piacerebbe poter affermare, pensando a Borsellino, che io non ho paura, ma questa volta mentirei.
Ho paura invece, paura, di rimanerci male ancora una volta. Paura di dover ammettere a me stesso, che quello Stato che ho tanto desiderato di difendere e che mi ha permesso di essere VIVO stia davvero negando a me suo figlio, e ad altri 454 figli il loro sogno, il loro diritto... È vero, questa è la nostra battaglia, ma se è altrettanto vero che è stata commessa un'ingiustizia, perché ingiustizia è stata commessa, sarebbe bello allora, che questa, non fosse più "solo" la nostra battaglia, ma la battaglia di tutti.

I.B.

Il ministro del consiglio Conte , poco tempo fa , ha dichiarato: “ Ogni ragazzo che va via dall’Italia , per cercare lavoro all’estero , è una sconfitta per il nostro paese “ . A questo punto Conte mi spieghi come fa un giovane a restare in Italia e credere in questa politica , nel credere in questo paese ? Una politica che con un semplice emendamento ( perché per voi è stato semplicissimo votarlo ) sta spezzando il sogno di 455 persone che quel sacrosanto diritto di essere idonei se lo sono sudato con sacrifici e dedizione , come si può rimanere in Italia guardando una politica che applica la retroattività ad una legge e che va a modificare i requisiti di un concorso di due anni prima ? Come potete voltare le spalle difronte ad un emendamento così anticostituzionale? Come si può rimanere in questa nazione dove , nonostante sentenze favorevoli al TAR e al CONSIGLIO DI STATO non siamo al corso di formazione . Tra questi 455 idonei ci sono anche padri e madri , che oltre a realizzare il loro sogno ,vorrebbero garantire un futuro ai loro figli. Prima di andare a dormire ci pensate a tutte queste cose ? Non so come andrà a finire questa spregevole vicenda , ma se non dovessi entrare nella polizia di stato di sicuro andrò via da questo paese , andrò via per dare il mio contributo in una nazione che mi faccia sentire fiero ed orgoglioso di quello che sto facendo , un posto dove i miei figli possano crescere lontano dai valori della politica italiana , un posto dove se i miei figli dovessero vincere un concorso di sicuro li vedrò lavorare per quel concorso stesso , senza che poi vengano modificati i requisiti.

T.O.

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Giorno 1 - 11 luglio 2019 - Giovedì

Mi alzai prestissimo, feci colazione
Marmellata d’uva di mamma
e fette biscottate portate da casa

Neanche un caffè

Uscii con il mio borsone della palestra
Gli occhiali da sole, e il sorriso delle grandi occasioni.

Quando aprii il portone vidi solo due cose
Anzi tre.
Due autobus blu
E un scritta enorme su entrambi
Polizia

Sorridevo ancora, come fosse il primo giorno di scuola.

Il mio ragazzo tentó di portarmi un caffè ma non facemmo a tempo
Si doveva partire

Circa trenta minuti dopo lessi Fiamme Oro, eravamo arrivati.

Noi ricorsisti venimmo etichettati da subito, dovevamo esser ben riconoscibili. Autobus divisi, cartellini di diverso colore, chiamati per ultimi in liste a parte.
Batteria per la corsa formata da sole 4 donne, e quella pista sembrava tutta per noi.

Mi sentivo strana, la mia testa era vuota, non riuscivo a pensare a niente. Niente.
Ce la farò. E ce l’ho fatta. Corsa, trazioni, salto in alto. E la prima cosa che feci subito dopo, ovviamente, fu prendere il caffè.

La prima volta in cui ripresi il telefono e scrissi ai miei, Tutto ok.

Subito dopo, test.

Tornai in albergo alle 20 di sera
Stremata, incredula, in una bolla di sapone che si ruppe solo 5 giorni dopo.

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Giorno 2 - 12 luglio 2019 - Venerdi

No acqua, no pipì dalla sera prima.
Un caldo pazzesco.
Ce la farò, pensavo.

Giornata di visite mediche
Uscimmo nel pomeriggio, e tornai in albergo per riposare.
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Giorno 3 - 13 Luglio 2019 - Sabato

Sballottati da una stanza all’altra aspettavamo il nostro turno per il colloquio con lo psicologo.
Sentivamo gli altri e li vedevamo più tranquilli, come scaricati di un peso
Non vedevamo l’ora di entrare anche noi

E invece niente
Dodici ore seduti, ad aspettare una qualche notizia, che arrivó solo verso le 20.15.
Siete troppi, dovete tornare lunedì.

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Giorno 5 - 15 Luglio 2019 - Lunedì

Non ero molto tesa
Neanche quando mi sentii chiamare
Probabilmente non mi rendevo conto

Rimasi pochi minuti in quella stanza con quella donna. Ed alla fine, ad occhi bassi
Grazie, può andare.

Feci il colloquio alle 11.30 di mattina
E solo verso le 20.30 lessi per la prima volta una parola che in pratica, mi ha cambiato la vita.
Idonea.

Ancora in fila indiana, pronti per uscire e tornare in albergo, misi gli occhiali da sole e piansi un po’. Sentivo tutta la tensione accumulata nei 4 giorni precedenti uscire fuori di me e cadere a terra di quell’edeficio del 1400.

Il tempo di scendere le scale e mi era tutto passato. Ricordo i miei per telefono felicissimi.

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Giorno 6 - 16 luglio 2019 - Martedì

Il nuovo hotel era bellissimo, pieno di ragazzi e ragazze come me,
genitori, nonni addirittura.
La mattina facemmo dei test e poi ci divisero, nuovamente.
Tornate domani, siete troppi.

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Giorno 7 - 17 luglio 2019 - Mercoledì

Provammo prima l’abbigliamento per la
Scuola. Cosa succede in quel camerino è un qualcosa di magico. Mi emozionai tantissimo.
Indossavo un giubbotto Blu, con scritto Polizia dietro, non credevo ai miei occhi, e devo dire la verità, mi stava da dio.
Mi guardai ancora un po’, e dopo giorni, finalmente, dissi a me stessa
Si, ce la farò.

Da quel momento inizió forse il momento più carico di tensione di tutta la settimana.
Credo che nessuno potrà dimenticare quell’aula, con quello schermo e quella canzoncina prima del nome.
Aula 15. Non sapevo chi trovare, non sapevo cosa mi avrebbe chiesto, non avevo la certezza sui test del giorno prima. Ma appena mi alzai mi sono detta,
Ce la farò.

Più che un colloquio sembrava una partita a scacchi. Una partita massacrante.
I test andarono benissimo, e questo fu sicuramente un ottimo biglietto da visita.
Dopo circa 20 minuti parlando di tutto, mi disse quello che avrei voluto sentire già due minuti dopo essere entrata,
Può andare.
Per un po’ mi tornó il sorriso, avevo la certezza, in un piccolo angolino dento di me, di aver giocato la migliore partita a scacchi di tutti i tempi.

Alle 20.45 ne ebbi la conferma.
Di nuovo lessi la parola che mi ha cambiato la vita. E penso l’abbia cambiata per sempre.

Idonea.
Ma con Riserva.

Tornai a casa alle 23, e dopo un’ora fu il mio trentesimo compleanno.
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Oggi, sei mesi dopo, ancora ho gli occhi lucidi se ripenso a questa settimana.

Le emozioni che provo sono strane e contrastanti, non credo di riuscire a spiegarle.

I miei sacrifici, quello della mia famiglia e di chi mi è stato accanto in tutto questo tempo, e di tutti i miei 454 restanti colleghi, possono essere ripagati solo in un modo, quello giusto, che ci siamo guadagnati con impegno e sudore e che stiamo dimostrando di volere con tutte le nostre forze:
Vederci nuovamente, allo specchio, girarci e leggere sulle nostre spalle la scritta
POLIZIA.

Il mio messaggio per il futuro è solo uno
Continua così
Ce la farai

E ce la faremo.

T M

Ciao, sono TM, ho 27 anni e ahimè vengo considerato vecchio per indossare la divisa della PDS.
Voglio raccontarvi un aneddoto di questo sogno, ovvero la sensazione che provai nell’Aver indossato la divisa per la prima volta.
Quando sono stato a Roma, una delle prove di selezione è “la prova della divisa”.
Questa consiste nel provare la divisa, in quel caso quella invernale e la tuta di PDS, bene, dopo averla indossata sono uscito dal camerino, mi sono voltato verso la poliziotta e con un sorriso enorme le ho
Detto “però mi sta da Dio eh”.
Ci siamo messi a ridere, ero veramente felice, stavo realizzando il mio sogno, ESSERE POLIZIOTTO.
-T M

Antonio

"io il poliziotto lo farei anche gratis", questo è quello che dissi al perito selettore il quinto giorno, a Roma.
Perché dopo esser stato volontario in Croce Rossa, ti rendi conto di quanto sia importante donare un sorriso a chi è in difficoltà;
Perché dopo aver aver arbitrato sui campi di calcio in terra battuta, ti rendi conto di quanto sia complicato essere portatore di regole giuste;
Perché dopo aver studiato legge ed aver provato a difendere persone indifendibili, prendi consapevolezza nel sapere da che parte stare.
E poi, quando sei ad un passo per realizzare il tuo sogno, un illogico emendamento te lo spezza. Un emendamento che cambia i requisiti del concorso. Un emendamento che costringe l'amministrazione a dire: complimenti per aver vinto il concorso, ma ormai sei troppo vecchio per noi.
E quindi inizi la battaglia giudiziaria perché tu, a quel sogno, non ci rinunci.

Noemi

Il mio nome è Noemi, 29 anni, all’epoca del concorso appena 27, ho studiato duramente per passare i quiz, negli intermezzi tra i miei due lavori ed una casa con un marito da mandare avanti, a volte anche la notte. Il mio punteggio, 9.375, mi ha fatto fin da subito ben sperare, così ho iniziato ad allenarmi duramente ed ho superato anche le prove fisiche al massimo delle mie potenzialità. Questo concorso mi ha tolto molto, prima fra tutte ha scritto la parola fine al mio matrimonio, mi ha tolto tempo, energie, risparmi, sonno, spensieratezza... Ogni giorno combatto con tutte le mie forze insieme ai miei colleghi per avere giustizia e per raccogliere i frutti di tutti questi sacrifici... spero un giorno di poterla indossare la mia amata divisa, perché non esiste al mondo lavoro che mi faccia sentire me stessa come la POLIZIA DI STATO!

FP

Il 19 giugno 2019 é stato il mio 4°giorno, quello più emozionante, quello dedicato alla "prova della divisa". A ripensarci ancora ho i brividi, era la prima volta che indossavo la divisa della Polizia di Stato e non so spiegare bene cosa ho provato in quel momento, mi sentivo ad un passo dal sogno ci ero quasi riuscita bastava un ultimo sforzo, toccava solo parlare con il perito ma sapevo di farcela, vedermi riflessa in quello specchio indossando la divisa mi ha dato la forza definitiva, lo spirito giusto per affrontare l'ultimo giorno. E finalmente il 20 giugno è arrivata l'idoneità. Quella divisa sarebbe stata mia definitivamente. Non si descrivono a parole certi momenti. CI ERO RIUSCITA.
E invece il 29 agosto è partito un corso di formazione che ha visto 455 persone, con punteggi più bassi dei nostri, indossare le nostre divise. Le avevamo misurate. Ce le eravamo guadagnate. Avevamo studiato ci eravamo allenati eravamo pronti.
La delusione è stata fortissima. Ma l'immagine riflessa in quello specchio è ancora chiara nella mia mente. QUELLA DIVISA MI APPARTIENE. IO NON MOLLO.
SIAMO PRONTI #noncontaletàcontalidoneità
#CredercisempreperEssercisempre

PR

Sono Pierluigi ed ho 29 anni. Ho partecipato al concorso quando ne avevo 26 e avendo totalizzato il punteggio di 9,5 nella prova scritta, sin da subito ho aspettato la mia opportunità che mi consentisse di partecipare alle fasi successive del concorso.
Ho studiato Farmacia, ma da sempre ho sognato di indossare quella divisa e servire lo Stato. Ho sempre dato il massimo in termini di impegno e sacrifici per ottenere quel foglio con scritto “IDONEO”. Ad oggi nonostante tutto, insieme agli altri ragazzi idonei con riserva come me siamo a casa e non al corso di formazione, come invece sarebbero dovute andare le cose, a combattere questa vera e propria battaglia contro l’immensa ingiustizia che abbiamo subito! Abbiamo i punteggi più alti e al corso di formazione ci sono frequentatori con 8,250.
Tutto quello che abbiamo da dare continueremo a metterlo in campo senza mai mollare, neanche di un millimetro. Parola d’ordine: mai arrendersi!

RI

31 anni adesso, all'epoca della partecipazione al concorso 28 anni. Sognavo di diventare poliziotta sin da bambina, ma la prima possibilità (ed ultima) da civile diplomata fu nel 2017. Studiai un'intera estate ed orgogliosamente ottenni 9.5 alla prova scritta. A distanza di 2 anni, nel 2019, con un lavoro da praticante consulente del lavoro, quando ci fu la possibilità del ricorso collettivo non esitai un attimo a ricorrere al Tar. In meno di due mesi passai da una vita sedentaria ad allenamenti estenuanti per poter superare con successo le prove fisiche e successivi accertamenti. Nel frattempo il mio ex datore di lavoro cercava di dissuadermi da quell'ambizione... Tutto si tramutó in un'idoneità in Polizia e un mancato rinnovo del contratto, scaduto il 31/12/2019. Nella più totale incertezza inizio questo 2020, con un'unica priorità : ottenere il mio posto in Polizia, quello che mi è costato un lavoro sicuro sotto casa, quello per cui ho fatto una cura di antidolorifici per sovraccarico di allenamento,quello per cui sto spendendo tutti i risparmi tra ricorso amministrativo, spostamenti, visite mediche e preparatori atletici.

Antonio

Sono Antonio e a 27 anni non mi sarei mai immaginato che una pubblica amministrazione mi considerasse vecchio.
Sono Antonio e sono laureato in giurisprudenza, sono istruttore di karate e sono idoneo allo svolgimento del servizio di polizia.
Questa idoneità è stato il frutto di un duro allenamento e studio, a rilasciare questo certificato è stato il Ministero dell'Interno in luogo dei suoi dirigenti, facenti parte delle varie commissioni giudicatrici.
Abbiamo, ho, superato tutte le prove richieste ma ad oggi, siamo ancora a casa senza poter indossare la nostra tanto amata divisa

Uno dei 455

Storie che ci accomunano, in molti hanno perso il lavoro per potersi procurare gli accertamenti medici necessari ed essere a Roma, alcuni hanno dovuto sostnere ulteriori spese mediche su richiesta della stessa amministrazione per poter rientrare nei parametri adeguati, sostenedo spese cospique.
Siamo persone non numeri.

Vince

Vincenzo, 28 anni, diplomato in ragioneria e da 9 anni lotto contro contratti a termine e tirocini. Durante il mio periodo lavorativo non ho mai smesso di partecipare ai concorsi. Nel 2017 la grande occasione, la polizia apre il concorso ai civili. Avevo solo 8 anni quando i miei genitori mi regalarono la pantera 113 della polizia radiocomandata e da allora ho sempre sognato di guidarne una vera. Dai sogni di un ragazzino alla presa di coscienza che è il lavoro che voglio fare il passo è stato “breve”. Dopo tanti anni ancora sogno di indossare quella divisa, nonostante conosca perfettamente i sacrifici e gli obblighi che questo comporta. Il mio obiettivo è la Squadra Mobile della Questura Vorrei partecipare attivamente alla cattura di quei criminali che gettano fango sull’immagine di questo paese, individui che credono di poter sopraffare i più deboli e la gente onesta senza sottoporsi al giudizio della legge, vorrei essere in quella squadra, quella che finito l’intervento, restituisce alle vittime quel momento di sollievo, al pensiero “Va tutto bene. È finita!”.

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